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Pedonalizzazione: si va al voto

Dunque, è deciso. Il Consiglio comunale ha approvato la soluzione della giunta, con i voti del Pd e dell’Udc, sul “referendum” di maggio. Si andrà alle urne dal 27 al 30 in quattro seggi “elettronici”, posizionati nelle sedi istituzionali, Comune, Urban Center e Biblioteca, e si dovrà esprimere una preferenza su un quesito secco: centro chiuso alle auto sempre, o centro aperto alle auto sempre. Punto.
Il Consiglio ha anche approvato una soglia di sbarramento: se non andrà a votare il 50+1 degli aventi diritto, quello che uscirà dalle urne non sarà più vincolante. Significa che se voteranno, ad esempio, cinquemila thienesi, la palla tornerà all’amministrazione comunale, che potrà decidere o meno se accettare il responso. Se, invece, esprimeranno la loro preferenza novemila thienesi (ci siamo tenuti un po’ più larghi), il Comune non potrà più dire niente e la volontà del popolo verrà rispettata.
Certo non si può dubitare della buona fede della Busetti, che tanto ha voluto il sondaggio, e nemmeno si può mettere in dubbio la scelta democratica. C’è però un gran pasticcio di fondo che oscura ogni buona intenzione. La sensazione è che il sindaco abbia preso la palla al balzo per liberarsi dalle pressioni di questi ultimi tempi, lasciando alla città una scelta che, se presa dal primo cittadino, scontenta sempre e comunque qualcuno. La decisione, incomprensibile, di optare per “centro sempre chiuso o sempre aperto”, senza via di mezzo, ha tutta l’aria di una opzione punitiva. E’ un messaggio lanciato a chi non gradisce la pedonalizzazione totale, come l’Ascom. Significa più o meno questo: se vincerà il partito dell’isola pedonale la Busetti potrà dire di avere dalla sua la città e contro solo una minoranza sparuta di commercianti; se i voti andranno al Corso transitabile in auto, i negozianti avranno comunque perso, perchè chiedevano l’opzione della chiusura del centro nel fine settimana. In più, il sindaco potrà, di fronte alle proteste di chi ama passeggiare la domenica, rispondere che la decisione è stata presa dai cittadini e non dal Comune. A questo bisogna aggiungere il fattore quorum. Più di 8000 voti sembrano una quota difficilmente raggiungibile. Questo significa che, in caso di scarsa affluenza, saranno stati spesi 10 mila euro per niente e che la questione tornerà in Consiglio comunale. Certo, il “parlamentino” dovrebbe tener conto ugualmente dell’orientamento emerso dal voto. Ma sarebbe democratico far decidere il futuro della città ad una pur sempre minoranza di persone? Mancando il quorum, la decisione diventerebbe morale più che giuridica, e allora ci potremmo ritrovare al punto di partenza; con il Consiglio che rappresenta, considerando le forze in campo (Lega, Pd e Udc), una vera maggioranza di elettori e che però ha già dimostrato cosa pensa della pedonalizzazione. In sintesi, potrebbe tornare tutto come prima, senza auto in corso Garibaldi, e con soldi e tempo buttati al vento. Se non è un colossale pasticcio questo.

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